Pigro pomeriggio estivo in quel di Casacalenda (a Larino menzionata Naplitt, Napoletta, per la sua conformazione parapartenopea). Al bar un avventore bonefrano chiede un tropical. Faccia interrogativa del barista . A seguire improperi del bonefrano imperniati sull’arretratezza irredimibile del borgo ospitante, viceversa onusto di storia, gloria e passioni. Dopo qualche secondo di paziente sopportazione, il barista sbotta : “Uaiò, u vù capì o no che Casacalend vicin e Bonefr è na metropolitana ?” (ragazzo, vuoi capirlo o no che Casacalenda rispetto a Bonefro è una metropoli ?).
A proposito di bevande ed emancipazione dei borghi molisani, in una torrida mattinata agostana della metà degli anni ‘80, mi reco a Jelsi a trovare il mio compagno di banco del liceo e decidiamo di prendere un aperitivo in un bar, prima del pantagruelico pranzo a casa dei suoi nonni, a base di cavatelli e tracchiulelle, salsiccia alla brace e pizza doce. Con fare gentile chiedo una cedrata. Il barista, dopo un primo sguardo tra l’interrogativo e lo stupito, versa in un bicchiere d’acqua colmo un cucchiaio di citrosodina granulare, mi fa la gentilezza di girare e me la porge. Io trangugio d’un fiato la bevanda. All’uscita il mio compago di banco mi spiega che nell’idioma indigeno ” ‘a c’trata ” non è la Tassoni, ma la bevanda digestiva che avevo testè sorbito, per altro prima di pranzo. L’ulcera è guarita non prima della fine di quell’anno.